Small Test Image


Gli americani sanno fare la fila, noi no!


Per loro è normale, arrivano in un ristorante si sentono dire che la lista d’attesa è di 40 minuti e semplicemente si siedono ad attendere che arrivi il loro turno. Questa condizione per noi è impensabile, se lo racconti a qualcuno c’è il rischio che ti risponda: “è uno scandalo.”

Noi non amiamo attendere, se da fuori la vetrata di un ristorante non vediamo ilposto che vogliamo libero nemmeno ci entriamo. Questo enorme problema è in noi molto radicato, infatti, non solo non vogliamo fare mai la fila, ma quando siamo costretti a farla (spesso e volentieri in uffici pubblici) tendiamo a diventare velocemente insofferenti se esposti per troppo tempo alla prima legge di Newton; così non è raro che davanti al banco dei salumi ci troviamo pervasi da pulsioni omicide alla Joe Pesci, spesso rivolte verso anziani bradicardici.

Per fortuna questo enorme handicap che ci affligge è destinato ad essere travolto dal Covid. Abbiamo già - dove più dove meno - imparato a fare la fila per entrare in supermercato, ma questa nuova usanza è destinata ad avere un'incredibile escalation nelle settimane a venire. Infatti, uno degli innumerevoli spin-off che il Covid regalerà all’umanità sono delle lunghe ed interminabili file:

  • Autobus (bestemmie)
  • Ristoranti (esplosione del delivery)
  • Negozi (esplosione di Zalando)
  • Tabacchi (molto pericoloso)
  • Uffici pubblici (rassegnazione)
  • E ancora molte altre occasioni di intraprendere una rissa verbale .

Praticamente saremo sempre in fila, non è da escludere che ci troveremo ad affrontare giornate nelle quali avremo fatto anche 2+ ore di file. Il lato positivo è che alla fine impareremo a fare la fila. Probabilmente ci costerà una marea di giga e cortisolo, ma alla fine prevarrà il nostro innato principio di adattamento, perché ha sempre funzionato così e così continuerà a funzionare sempre..

Perché? Perchè noi non riusciamo a fare la fila? Alla fine sono migliaia di anni che la nostra specie ha imparato a fare la fila senza troppi problemi, anche perché sostanzialmente basta restare fermi avanzando di pochi passi alla volta solo quando quello davanti a te avanza - ci riescono perfino gli anatroccoli - com’è che per noi è così difficile?

Ovviamente il problema non sta nella fila in sé. Il nostro problema è legato piuttosto all’indisponibilità ad aspettare, siamo estremamente impazienti. Lo siamo ad un livello così strutturato che prendiamo tutte le scelte in funzione dell’immediatezza dell’effetto atteso. In questi giorni molti - giustamente - stanno osservando con rammarico che l’unica condizione in cui riusciamo a scegliere in modo accorto è la condizione di emergenza, tanto che - altri - iniziano a flirtare con l’idea che una ipotetica condizione perpetua di emergenza possa essere la soluzione per i problemi atavici che affliggono questo paese. In sintesi ci siamo accorti che se è una questione di vita o di morte noi riusciamo a fare la fila.

Il problema è che la condizione perenne di emergenza è di per sé un paradosso; giacché se una condizione è perenne non può anche essere eccezionale, così anche questa volta sfortunatamente non abbiamo trovato una soluzione al problema. Anche ammettendo che possa funzionare, c’è un'altra falla nel piano: se sei sempre in emergenza non puoi programmare nel lungo periodo ed è proprio questo il nostro reale problema.

I Tedeschi sanno fare riforme strutturali, in tutti i campi sociali.

Ogni volta che ci troviamo a riscontrare un problema culturale o socio-economico che affligge il nostro paese arriviamo sempre alla stessa conclusione: c’è bisogno di una riforma strutturale del sistema. Vero. MA (c’è sempre un MA) da noi è impossibile.

Perchè? Perchè i nostri politici non sono in grado di farlo. Perchè? Perché le riforme costano consenso e poi non verrebbero rieletti.

Questo è il vero punto: non vengono rieletti. Anche se sappiamo che serve un intervento riformista e capiamo che ci vuole tempo prima che questo intervento produca i suoi effetti, noi pretendiamo che tutto sia fatto in qualche mese, altrimenti lo consideriamo un fallimento. Molto meglio se qualcuno mi da dei soldi - che non ha - subito, così posso mettermi in fila per andare al ristorante già questa sera.

Questa amara considerazione sulla nostra possibilità di progettare nel lungo periodo è spesso accompagnata da un'assunzione di responsabilità che si esprime nel improcrastinabile esigenza di attuare un cambio culturale, ovviamente partendo dai bambini (categoria autonoma che si cresce da sola).

Ok, ha senso. Però come cambiamo? Perchè se la soluzione è insegnare ai bambini l’inglese, le scienze, la cultura civica ecc. rischiamo di ritrovarci con generazioni di impazienti molto istruiti.